Arch. Stanisci, la società Finepro s.r.l. l’accoglie sin dalle origini della sua carriera professionale. Quanto sente di essere cresciuto in questi anni?

Molto, senza dubbio. Considerato il mio percorso formativo universitario fatto di scelte che inizialmente mi indirizzavano verso il restauro e l’architettura del mediterraneo orientale. Laureato da appena sei mesi a metà del 2008, per una serie di circostanze, in Finepro mi sono trovato a gestire le attività in team per un finanziamento regionale, ancor prima dell’esame di stato per l’abilitazione professionale. Da circa un anno, infatti, la società si era organizzata in settori definiti con un organigramma formato da validi responsabili di area e giovani professionisti che però avevano già molto da trasmettere ai colleghi appena inseriti in organico: il mio passaggio da semplice risorsa operativa a responsabile di progetto fu quindi agevolato da un clima proficuo di scambio reciproco tra competenze e operatività.

Solo pochi mesi dopo il settore aziendale delle committenze private necessitava di un responsabile e un anno più tardi anche il settore dei servizi alle pubbliche amministrazioni aveva bisogno di riorganizzarsi per meglio affrontare la programmazione dei fondi regionali che entrava nel vivo della spesa: accettai non senza titubanze le nuove mansioni che mi furono fiduciosamente affidate, vista la mole di informazioni e procedimenti che mi sarei trovato a gestire, ma confidando che ciò potesse veicolare una crescita continua. Una realtà professionale dinamica, come è la Finepro, richiede intraprendenza e voglia di crescere in fretta, precorrendo i tempi quando necessario, perché spesso ci si trova a fronteggiare opportunità che vanno affrontate nel migliore dei modi e in tempi stretti. Ne deriva un forte senso di responsabilità nelle procedure, perché solo chi può sentire proprie tutte le pratiche cui lavora può trovare soddisfazione nel successo e nella conclusione dei procedimenti e per riflesso può risultare affidabile nei confronti della committenza.

Non di aspetto secondario è la circostanza che operare nel settore dei servizi alle pubbliche amministrazioni, ed in particolare in procedimenti di natura urbanistica e di assistenza nella partecipazione ad avvisi pubblici per il recupero di finanziamenti, consente a noi giovani professionisti di interagire con le più alte professionalità su scala regionale, in un continuo confronto con dirigenti, amministratori e anche professionisti concorrenti di alto livello che produce stimolo alla propria crescita professionale.

Pianificazione urbanistica ed assistenza alla PA per la gestione di programmi di riqualificazione urbana e territoriale rientrano fra le sue specializzazioni. Ambiti su cui molteplici comuni stanno puntando, soprattutto in questo periodo. Quali sono a suo avviso valori strategici da seguire per la rigenerazione di un territorio? Quali gli strumenti per un buon progetto?

Negli ultimi nove anni ho avuto l’opportunità di lavorare a tutte le più importanti iniziative di finanziamento in tema di riqualificazione perseguite da Regione Puglia e Stato: le fasi attuative dei Programmi Integrati di Riqualificazione delle Periferie (PIRP) e dei Programmi di Riqualificazione Urbana per alloggi a canone sostenibile (PRUacs) tra 2009 e 2010; le due tornate di Programmi di Rigenerazione Urbana nel 2010 e 2011; i recenti Piani Nazionali per la riqualificazione delle Periferie degradate del 2015 e 2016 si sono intrecciati la complessa attuazione dei Contratti di Quartiere II e il corposo lavoro svolto per assistere i Comuni pugliesi nei Programmi di Sviluppo Urbano Sostenibile entro metà ottobre scorso, sono solo le principali cui ho lavorato con successo, supportato dagli altri validi professionisti che nel corso degli anni mi hanno affiancato.

Di fatto tutti questi procedimenti, che hanno avuto risvolti positivi in diverse decine tra le nostre cittadine pugliesi (da San Severo al basso Salento), sono accomunati da un minimo comune multiplo: mettere in atto meccanismi virtuosi di iterazione tra fondi pubblici, interesse privato, benefici per gli abitanti ed in definitiva finalizzati a migliorare la qualità della vita di tutti noi. Con la Finepro ho potuto prender parte attiva nella mole di lavoro che serve per tradurre in opere concrete le cifre, spesso altisonanti, dei finanziamenti pubblici e delle difficoltà che i nostri amministratori e le strutture tecniche comunali e regionali devono affrontare per far sì che gli abitanti possano ottenere nuovi servizi, spazi pubblici piacevoli, infrastrutture, asili nido, giardini, scuole adeguate etc.

Ecco perché per un professionista di questo settore è importante perseguire la conoscenza del territorio e incontrare i bisogni dei suoi abitanti per la costruzione di programmi che abbiano efficacia ed evitino di perseguire opere che per mancanza di reale necessità non riescono a vedere la luce, oppure rimangano incompiute. Spesso confrontandomi con sindaci o assessori nostri committenti mi sento chiedere se sono residente nel Comune di cui si sta parlando: ciò deriva dalla circostanza che la mia attività è in buona parte legata ad aver preso a cuore i problemi e le potenzialità dei singoli casi, come se mi riguardassero direttamente come cittadino, nel cercare e proporre soluzioni efficaci e convincenti.

Come immagina il suo futuro in Finepro e quello di Finepro stesso?

Oggi, e presumibilmente anche nel prossimo futuro, le circostanze economiche impongono un’attività professionale volta ad affrontare problemi sempre più specifici con risorse economiche sempre più limitate o quanto meno difficili da raggiungere, e in tempi ottimizzati per evitare dispersioni. Le società di ingegneria come Finepro sono quindi orientate a differenziare i propri settori di operatività e quindi votate a cercare iterazioni con professionalità specializzate che possano fornire apporti specifici di alto livello. La mia posizione nell’organico aziendale, di natura per lo più gestionale, richiede che debba ulteriormente potenziare le mie capacità di adattarmi a procedure via via sempre più complesse e di relazionarmi ad apporti, anche esterni all’azienda, che possano essere indirizzati e poi controllati con l’obiettivo di perseguire nuovi successi, siano essi in termini di finanziamenti pubblici, o anche di natura imprenditoriale.

Tutto ciò, naturalmente, deve far leva sulla volontà di adattamento al contesto, anche quando questo richiede che siano messe da parte velleità personali in ragione di obiettivi più alti: ogni professionista tecnico, che punti a rimanere proficuamente attivo, dovrà convivere con un numero di validi concorrenti sempre maggiore e in tendenza opposta alle richieste di mercato, orientarsi nella selva di norme in continua evoluzione, non sempre “semplificativa”, e offrire servizi efficaci ma al contempo economici.

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