Antonio Curri è nato ad Alberobello il 1832 ed è vissuto tra Alberobello e Napoli fino al 1916, data della sua morte.L’architetto Curri ha vissuto da protagonista uno dei periodi più importanti della storia di Alberobello che ha visto la sua evoluzione da villaggio a città e la nascita e il consolidarsi di uno spirito di appartenenza alla comunità che ha contribuito a trasformate i selvesi in cittadini.

La volontà di emanciparsi da un passato di subordinazione feudale della nuova borghesia alberobellese trovò nell’arch. Curri il suo mentore.La sua reputazione, il suo indiscusso spessore culturale e la riconosciuta capacità artistica e professionale, finalmente paragonabili se non superiori a quelle dei professionisti che operavano nei comuni vicini, davano certezze di poter esprimere il nuovo stato sociale e i nuovi valori delle famiglie benestanti dell’epoca senza cadere nel provincialismo.

Finalmente era divenuto possibile competere con le Comunità viciniori, che ancora guardavano con sospetto l’evolversi di una comunità di ex transfughi che vivevano ancora in case precarie e senza malta, con la consapevolezza di poter eccellere.

Nella seconda metà dell’Ottocento si configura la Alberobello Ottocentesca e si delinea una idea di città precisa che cerca di coniugare la rappresentatività e il simbolismo dell’urbanistica ottocentesca con il rifiuto del passato, identificato nelle povere costruzioni a secco in cui erano stati costretti a vivere.

Per fortuna le condizioni economiche della maggior parte della popolazione di allora non erano così floride da avviare il massiccio piano di sostituzione dell’originario tessuto a trulli con uno nuovo caratterizzato da palazzi in muratura e malta con assi viari regolari ma l’idea di città di quel periodo storico è ben visibile ancora oggi e caratterizza la struttura urbana di Alberobello impreziosita dalle architetture dell’architetto Curri.

Corso Vittorio Emanuele, vero asse rappresentativo della città, corso Trieste e Trento, via Margherita, via Cesare Battisti hanno stravolto il sistema di viabilità urbano ed extraurbano della città del periodo feudale, definito un nuovo assetto urbano e creato opportunità di realizzare nuove cortine ottocentesche di pregevole fattura.

Quello che è avvenuto in seguito nel ‘900 fino agli anni ‘70 non ha avuto la stessa visione di città. L’ideale di creare una città rappresentativa dei valori e delle aspirazioni del tempo hanno lasciato il campo ad una logica di crescita di valori esclusivamente speculativi di rendita fondiaria, ottenuta spesso a scapito del patrimonio dei trulli ancora esistenti.

Il vincolo paesaggistico, i vari piani regolatori redatti fino al 1980 e le relative varianti hanno contribuito a contenere l’aggressione al patrimonio dei trulli e a diffondere la cultura del recupero ma hanno bloccato ogni operazione di recupero e riqualificazione urbana di buona parte del centro storico ambientale, che comprende buona parte del centro urbano di Alberobello, vincolando ogni intervento a Piani di Recupero mai pervenuti.

Questi piani regolatori, pur dignitosi, hanno scontato il limite di definire uno sviluppo basato esclusivamente su indici, zonizzazioni, altezze e cubature senza avere una idea precisa del futuro della città e men che meno una visione di città lontanamente paragonabile a quella che aveva caratterizzato l’espansione ottocentesca.

Il riconoscimento dell’Unesco e il boom del turismo hanno fatto maturare una consapevolezza diffusa in tutti gli strati sociali che Alberobello è un paese unico e i trulli sono un patrimonio da salvaguardare e valorizzare.

Ma i trulli di Alberobello non sono solo quelli del gettonatissimo e ormai congestionato rione Monti, perché ce ne sono altri di valore inestimabile, più antichi e capaci di creare nuove suggestioni, interessi e stimoli al flusso turistico che oggi passa troppo velocemente: i complessi monumentali dell’Aia Piccola e delle corti rurali di Cazzudd e Catalafazza, gli importanti agglomerati di trulli presenti nel centro storico ambientale di Alberobello rappresentano un patrimonio unico ancora da scoprire e valorizzare.

Poi c’è la Alberobello ottocentesca con le opere dell’arch.Curri e la sua particolare organizzazione urbana, che già oggi attira curiosi e visitatori.

Tutto questo patrimonio storico, artistico e monumentale che eventi particolari della storia ci hanno lasciato, rappresenta una grande opportunità e una importante sfida per il futuro e ciò ci induce a definire una nostra visione di sviluppo di Alberobello che possiamo sintetizzare in una semplice frase: Il futuro è nel nostro passato.

Alberobello oggi gode di una reputazione e di una fama internazionale che deve farci meditare attentamente sulla idea di città che abbiamo per il futuro e su alcune priorità che sono: recupero e valorizzazione delle aree a trullo del centro urbano ancora intatte e dei complessi monumentali di cazzudd e catalafazza, così come è avvenuto per il museo del territorio, riqualificazione e valorizzazione del rione dell’Aia Piccola e inserimento delle realizzazioni dell’Ottocento all’interno di un programma di valorizzazione e di fruizione turistica, il tutto evitando di replicare gli eccessi del rione Monti.

Locandina Evento Curri